
Sopra, foto 1: il Chiostro Moresco di Villa Rufolo
Ravello è uno di quei luoghi che nella vita meritano di essere “assorbiti” almeno una volta. La spaventosa bellezza della Costiera Amalfitana raggiunge qui l’apogeo dell’incanto. Le masse potenti dei monti si rincorrono per schiantarsi nel mare, nel quale si tuffano ripide scogliere di pietra grigia. Piccole biancheggianti costruzioni si inerpicano timide tra la vegetazione e su tutto domina la fascinazione della natura indomabile. Ravello guarda lo spettacolo del mondo dalla sua terrazza sull’infinito… è come se a Ravello lo spirito romantico fosse agglutinato per sempre all’atmosfera del luogo, e continui ad emanare insieme alle melodie di Wagner…
Villa Rufolo esprime sicuramente a pieno questa tempesta ed impeto del sublime. Il complesso monumentale porta il nome della famiglia che lo realizzò e che vide il massimo splendore nel XIII secolo. I mille anni di vita della Villa hanno eroso e trasmutato il complesso rendendolo appartenente al luogo, come se le rovine fossero tornate alla natura con un nuovo spirito. Dall’originario modello, che armonizzava in un equilibrio perfetto l’architettura araba, sicula e normanna, si passa alle linee del giardino ottocentesco in una splendida sintesi di ricerca forsennata della bellezza. Oggi Villa Rufolo è la sede della Fondazione Ravello, del Ravello Festival e del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali.

Sopra, foto 2: la torre d’ingresso alla Villa.
La visita inizia varcando il portale gotico di questa torre la cui funzione è stata probabilmente solo decorativa. L’ingresso è sormontato da una cupola a ombrello costolonata (foto 3-4), che insiste su un tamburo ornato da archetti intrecciati che poggiano su colonnine di terracotta. Come in molti ambienti della Villa, la nota dominante è la forte bicromia tra il colore scuro della pietra e le superfici chiare delle pareti (benché, come è visibile anche nella foto 4, in origine queste erano decorate con colori a calce di forte intensità).

Sopra, foto 3: il portale d’ingresso di Villa Rufolo
Sotto, foto 4: la cupola dell’ingresso


Sopra, foto 5: la Torre Maggiore
Dopo aver varcato l’ingresso si prosegue verso il Chiostro Moresco (foto 1), uno degli ambienti più suggestivi della Villa, con la sinfonia di archi ogivali, colonnine binate, oculi, intrecci floreali e decori fiammeggianti. Si prosegue verso la superba e svettante Torre Maggiore, una delle più antiche parti del complesso, immagine architettonica del dominio e della ricchezza della famiglia Rufolo.
Sotto, foto 6: la Sala dei Cavalieri
Si è poi rapiti dal fascino medievale della Sala dei Cavalieri, invitati nello spazio a rudere da enormi arcate ogivali, plasmato dalla luce dall’oculo centrale che inquadra con un’atmosfera mitica un frammento del cielo, abbagliante, di Ravello. Si entra quindi negli spazi romantici del giardino di Neville Reid, fascinoso e ammaliante con le sensuali forme organiche e preziose come tappeti d’oriente, ricamo che da quello dei decori architettonici di pietra si espande nei colori e nei movimenti della vegetazione. È la sinfonia che ispirò Wagner, e che ancora risuona nell’anima dello spettatore stupito.


Sopra e sotto, foto 7 e 8: il belvedere e il panorama dal giardino di Villa Rufolo
Il giardino culmina nel belvedere, librato sull’infinito, in un affaccio sublime ed estatico, incorniciato dalle cime rudi dei monti e dalla distesa luminosa del mare… non si può fare altro che sedersi ed attendere, nell’ozio creativo, di espandersi e di traboccare di e nella bellezza, di scoprirsi e di ri-scoprirsi e, magari, di scorgere gli “Dei”…
