Inserito da: nov-ES | 16/03/2010

Niemeyer a Ravello

Torniamo ancora alla magia di Ravello (vedi, a proposito, l’articolo Villa Rufolo) con questo interessante e ben fatto, come sempre, video realizzato da Franco di Capua, che ringrazio e saluto, sull’Auditorium, appena inaugurato, progettato nella località campana dal grande Maestro Oscar Niemeyer. Buona visione:

L’undicesima puntata della seconda serie di Vivere l’Architettura affronta l’argomento“I parcheggi e la mobilità”, uno degli argomenti più scottanti e urgenti della capitale. Ospiti in studio il Prof. Arch. Giorgio Muratore, che insegna Storia dell’Arte e Architettura contemporanea a Valle Giulia, l’Arch. Andrea Giunti e l’Arch. Silvio Luigi Riccobelli. La clip mostra l’autorimessa-mercato in Via Magna Grecia di Riccardo Morandi, uno dei più importanti ingegneri strutturisti italiani. Il cammeo è dedicato alla Direzione Generale della Rai in Viale G. Mazzini, opera di Francesco Berarducci e Alessandro Fioroni.

La trasmissione è, come sempre, molto interessante, oltre che per l’opera del grande Morandi presentata, per gli argomenti trattati dai vari ospiti sul tema sempre caldo della mobilità a Roma. Devo dire che la frase di Giunti “Roma è una città esteticamente incompatibile con l’automobile in sosta” è giustissima e encomiabile. Le auto, specialmente in doppia o tripla fila, che “arredano” quotidianamente la nostra Urbe demoliscono la percezione della città in modo drammatico. Da sottoscrivere l’affermazione di Muratore, “i parcheggi, se mai, si fanno in elevazione”, ovviamente in una città come Roma, dove scavare, come sappiamo, implica una serie di problemi anche difficili, spesso, da risolvere. I parcheggi multipiano possono e devono essere un’occasione oltre che per il miglioramento della vita urbana, per i progettisti, e in questo l’opera di Morandi è esemplare.

Nel corso della trasmissione il Prof. Muratore presenta  la sua originale ed innovativa opera, Roma. Guida all’Architettura, ed. «L’ERMA» di BRETSCHNEIDER, 2007. Il volume è il tentativo sintetico e ben riuscito di documentare la sterminata vicenda dell’Architettura della Città Eterna dall’antichità fino ad oggi. Le opere (circa 600 edifici) sono presentati e descritti seguendo un percorso cronologico e topografico, introdotti da una nota esplicativa del curatore, organizzate attraverso una schedatura, e facilmente individuabili nei vari settori urbani per mezzo di una specifica cartografia. Uno strumento snello e agevole utile  per coloro che vogliono approcciarsi in modo semplice e chiaro all’Architettura di Roma o per chi vuole seguire un itinerario romano diverso e più completo, in particolare a riguardo della contemporaneità.

A questo proposito ricordiamo un’altra opera imperdibile, con prefazione di Giorgio Muratore, GUIDA DI ROMA MODERNA dal 1870 ad oggi, di Irene De Guttry, ed. De Luca.

Inserito da: nov-ES | 13/03/2010

Villa Rufolo

Sopra, foto 1: il Chiostro Moresco di Villa Rufolo

Ravello è uno di quei luoghi che nella vita meritano di essere “assorbiti” almeno una volta. La spaventosa bellezza della Costiera Amalfitana raggiunge qui l’apogeo dell’incanto. Le masse potenti dei monti si rincorrono per schiantarsi nel mare, nel quale si tuffano ripide scogliere di pietra grigia. Piccole biancheggianti costruzioni si inerpicano timide tra la vegetazione e su tutto domina la fascinazione della natura indomabile. Ravello guarda lo spettacolo del mondo dalla sua terrazza sull’infinito… è come se a Ravello lo spirito romantico fosse agglutinato per sempre all’atmosfera del luogo, e continui ad emanare insieme alle melodie di Wagner…

Villa Rufolo esprime sicuramente a pieno questa tempesta ed impeto del sublime. Il complesso monumentale porta il nome della famiglia che lo realizzò e che vide il massimo splendore nel XIII secolo. I mille anni di vita della Villa hanno eroso e trasmutato il complesso rendendolo appartenente al luogo, come se le rovine fossero tornate alla natura con un nuovo spirito. Dall’originario modello, che armonizzava in un equilibrio perfetto l’architettura araba, sicula e normanna, si passa alle linee del giardino ottocentesco in una splendida sintesi di ricerca forsennata della bellezza. Oggi Villa Rufolo è la sede della Fondazione Ravello, del Ravello Festival e del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali.

Sopra, foto 2: la torre d’ingresso alla Villa.

La visita inizia varcando il portale gotico di questa torre la cui funzione è stata probabilmente solo decorativa. L’ingresso è sormontato da una cupola a ombrello costolonata (foto 3-4), che insiste su un tamburo ornato da archetti intrecciati che poggiano su colonnine di terracotta. Come in molti ambienti della Villa, la nota dominante è la forte bicromia tra il colore scuro della pietra e le superfici chiare delle pareti (benché, come è visibile anche nella foto 4, in origine queste erano decorate con colori a calce di forte intensità).

Sopra, foto 3: il portale d’ingresso di Villa Rufolo
Sotto, foto 4: la cupola dell’ingresso

Sopra, foto 5: la Torre Maggiore

Dopo aver varcato l’ingresso si prosegue verso il Chiostro Moresco (foto 1), uno degli ambienti più suggestivi della Villa, con la sinfonia di archi ogivali, colonnine binate, oculi, intrecci floreali e decori fiammeggianti. Si prosegue verso la superba e svettante Torre Maggiore, una delle più antiche parti del complesso, immagine architettonica del dominio e della ricchezza della famiglia Rufolo.

Sotto, foto 6: la Sala dei Cavalieri

Si è poi rapiti dal fascino medievale della Sala dei Cavalieri, invitati nello spazio a rudere da enormi arcate ogivali, plasmato dalla luce dall’oculo centrale che inquadra con un’atmosfera mitica un frammento del cielo, abbagliante, di Ravello. Si entra quindi negli spazi romantici del giardino di Neville Reid, fascinoso e ammaliante con le sensuali forme organiche e preziose come tappeti d’oriente, ricamo che da quello dei decori architettonici di pietra si espande nei colori e nei movimenti della vegetazione. È la sinfonia che ispirò Wagner, e che ancora risuona nell’anima dello spettatore stupito.

Sopra e sotto, foto 7 e 8: il belvedere e il panorama dal giardino di Villa Rufolo

Il giardino culmina nel belvedere, librato sull’infinito, in un affaccio sublime ed estatico, incorniciato dalle cime rudi dei monti e dalla distesa luminosa del mare… non si può fare altro che sedersi ed attendere, nell’ozio creativo, di espandersi e di traboccare  di e nella bellezza, di scoprirsi e di ri-scoprirsi e, magari, di scorgere gli “Dei”…

Si tiene nella straordinaria città di Matera dall’1 al 6 marzo (con l’estensione della mostra nella settimana successiva fino al 14) la sesta edizione della RUN – Rassegna Urbanistica Nazionale, promossa ed organizzata dall’INU – Istituto Nazionale di Urbanistica. La RUN è un evento, con cadenza quinquennale, di eccezionale portata per l’occasione di incontro, valutazione e di scambio di esperienze, per la possibilità di riflettere e proporre nuove strade per tutti gli studiosi e tecnici del mondo dell’Architettura e dell’Urbanistica, e non solo. È la prima volta che la RUN si svolge nel Mezzogiorno d’Italia (dopo le rassegne di Stresa del 1984, Ferrara del 1989, e le tre edizioni tenutesi a Venezia nel 1994, 1999, 2004), nel capoluogo lucano per la sua indiscussa unicità architettonica, urbanistica e paesaggistica, riconosciuta a livello mondiale con la dichiarazione di patrimonio dell’UNESCO.

Sul sito della RUN, oltre alle informazioni sulla Mostra, i Convegni, i vari eventi culturali, le sedi delle esposizioni e degli incontri, si trovano molte indicazioni utili a chi volesse raggiungere Matera per l’occasione.

Sopra: I Sassi di Matera. Fonte: Wikipedia

NovArchitectura si occuperà sempre più della situazione architettonica italiana attuale, sia per quanto riguarda le opere maggiori sia per quelle considerate minori, che invece costituiscono l’abitare concreto e diffuso.
Recentemente è stato inaugurato (novembre 2009) il Ciac – Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno, grazie al mecenatismo della Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, in collaborazione con il Comune, con la celebrazione della mostra Spazio Tempo Immagine curata da Italo Tomassoni.
L’edificio, realizzato dall’Architetto Giancarlo Partenzi, è costituito da un parallelepipedo arrugginito, rivestito di acciaio corten. La muta stereometria sottolineata dall’assenza di finestrature lo rende un volume enigmatico e apparentemente metafisico, che si staglia nel centro storico sulle rovine di un edificio che fu Centrale del latte e poi Ufficio Postale. Semplice e rigoroso l’organismo si sviluppa su tre piani e prende luce da un lucernario centrale, che diffonde una piacevole luce nella sobria articolazione interna. Collocandosi tra l’abside medievale della chiesa di S. Francesco e delle costruzioni in stile liberty, l’architettura ricerca l’armonia attraverso il contrasto e un’allusione stimolante.
Il Centro rappresenta il coronamento di una intensa attenzione della Città verso l’arte contemporanea iniziata da alcuni decenni. Il Centro sarà il contenitore e il vettore di energie culturali centrate sull’espressione creatività.
Per terminare, ecco il Centro interpretato in un video di Franco Di Capua, che saluto e ringrazio:

La decima puntata della seconda serie di Vivere l’architettura affronta l’argomento La qualità diffusa: l’architettura soggettiva. Ospiti in studio l’Arch. Andrea Giunti e il Prof. Arch. Pietro Barucci con la partecipazione dell’Arch. Silvio L. Riccobelli. La clip mostra gli uffici della Regione a Piazzale del Caravaggio di Pietro Barucci (uno dei pochi brani realizzati dello SDO, il celebre Sistema Direzionale Orientale, fulcro del Piano Regolatore del ‘62). Quattro grandi edifici razionalisti, mitigati dalle “leziose” scale di sicurezza spiraliformi e dal disegno, libero dallo schematismo geometrico, del verde. Il complesso costituisce una sorta di “frammento di città terziaria” (Ostilio Rossi), che nonostante l’immagine spiccatamente moderna, riesce attraverso la qualità plastica e la scelta dei materiali ad inserirsi nel contesto assumendo una forte identità.
Il cammeo è dedicato alla palazzina a Piazzale Clodio di Luigi Pellegrin, oggi in uno stato di degrado evidente.

Venezia. Paolo Baratta lo sa benissimo che tutti vogliono chiedergli della Biennale Arte 2011, anche se l’appuntamento è per parlare di quella di Architettura 2010, in programma dal 29 agosto al 21 novembre. Lo sa e cerca di fare finta di nulla, sornione. Il presidente non vuole mischiare Kazuyo Sejima, giapponese classe 1956, prima donna a dirigere la kermesse – e primo architetto dopo vari critici e storici – con Vittorio Sgarbi, a tutti noto, che curerà il Padiglione Italia l’anno prossimo e si è autodefinito commissario antimafia dell’arte. Il ministro Sandro Bondi ha telefonato a Baratta per comunicargli la nomina, l’altra mattina, prima di dare l’annuncio pubblico. Reazioni? L’entourage: «Non ci annoieremo». I fuochi d’artificio sono garantiti, il ritorno mediatico pure. Sgarbi è già partito in quarta: basta arte povera, concettuale, installazioni e via discorrendo, si torna al classico, al “bello”. Ieri ha duellato a distanza con Achille Bonito Oliva, secondo il quale la Biennale deve proporre forme nuove d’arte e invece Sgarbi vagheggia un ideale fuori dal tempo…..

…. Kazuyo Sejima indica le linee guida: «Mostrare come si formano le idee, le possibilità dell’architettura, comprendere in che modo esprima nuovi stili di vita, fare architettura assieme agli architetti, partecipare. Sarei contenta se attraverso questa esposizione potessimo sentire dove stiamo andando». Non crede che gli architetti possano trasformare il mondo, ma migliorarlo sì: «Anche partendo dalla pensilina di un autobus»….

Altra novità della dodicesima edizione: i “seminari del sabato”, che vedranno tornare in pista, per un giorno a testa, nel modo che vorranno, i nove direttori delle Biennali precedenti, da Gregotti a Betsky, passando per Portoghesi e Fuksas. Sarà un modo per allargare ancora il confronto. Ci saranno poi gli eventi collaterali, i padiglioni nazionali e un progetto per coinvolgere le Università dando agli studenti la possibilità di ottenere crediti formativi. Sui padiglioni nazionali già si registrano novità curiose, su tutte l’Austria che ha nominato curatore un americano di grido, Eric Owen Moss. Ma quanto è orgogliosa Kazuyo Sejima di essere la prima donna direttore della Biennale di architettura? Sorride: «Il tema è la cosa più importante». In Italia, 15 anni fa, ha partecipato a un concorso per un progetto a Salerno, vincendolo. «Ma non è ancora partito» sorride di nuovo. Le foto di rito, poi finalmente fuori, sul balcone, a fumare una sigaretta in pace, affacciata sul Canal Grande.

fonte: il secolo XIX

Inserito da: nov-EGO | 16/01/2010

Robert Maillart – Salginatobel Bridge

…persino nella costruzione dei ponti la forza dei falsi pregiudizi estetici sia un elemento decisivo. Dopo morto, Maillart ha ottenuto dal mondo quell’apprezzamento che, lui vivo, il suo paese gli negò. Oggi gli viene riconosciuta la più alta sensibilità artistica. Morì senza avere mai avuto l’occasione di costruire nella sua pura forma, in una qualsiasi città svizzera, un ponte. Quando ebbe degli incarichi quale ingegnere, come nella capitale, Berna, la sua costruzione, librata nello spazio, fu imprigionata <<per ragioni estetiche>> tra blocchi di granito.

Gli fu concesso di costruire i suoi ponti più belli nella loro forma non falsata quasi esclusivamente in remote valli alpine, soltanto perchè erano meno costosi, e perchè nessuno li vedeva…

da: Breviario di Architettura, Sigfried Giedion.

Inserito da: nov-ES | 01/01/2010

Buon 2010!

NovArchitectura

immagini del contemporaneo


vi augura un buon 2010!

Auguriamo un anno di felicità a tutti e a tutto il mondo!

Spero che ci si renda definitivamente conto che i beni culturali sono la nostra grande ricchezza, e che l’Architettura, quella Vera, è uno degli strumenti per mantenere, conservare, ed ampliare ciò che il passato ci ha donato in modo così generoso. Mi auguro che l’Architettura sia votata sempre più al miglioramento della vita degli esseri umani, e per questo la politica deve interessarsene in modo convinto e critico. Che i governi, di qualsiasi fazione politica, si rendano conto che l’istruzione è l’unico modo per creare cittadini migliori nel futuro e che quindi la spesa per la scuola e per la ricerca vengano incentivate in modo deciso.

E infine, tra le tante cose che mi auguro e che auguro a tutti, una è veramente molto, molto piccola: tenere tutti i giorni aperto al pubblico PER TUTTI questo miracolo di bellezza che è Sant’Ivo alla Sapienza.

Continua il percorso alla scoperta dell’Architettura dimenticata e perduta; questo il tema della nona puntata della seconda serie di Vivere l’architettura che affronta appunta l’argomento “L’architettura perduta”. Ospiti in studio l’Arch. Andrea Giunti ed il Prof. Renato Nicolini con la partecipazione dell’Arch. Silvio L. Riccobelli. La clip mostra la genesi del Velodromo Olimpico all’EUR di Cesare Ligini, Dagoberto Ortensi e Silvano Ricci. Il cammeo è dedicato alle Poste di Piazza Bologna di Mario Ridolfi.

Sopra: Mario Ridolfi, edificio postale a Piazza Bologna

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